domenica 6 giugno 2010

Internet vs Intranet

L'era della tecnologia dell'informazione deve molto allo sviluppo delle 'reti di computer' su più livelli, evento all'origine della trasformazione delle informazioni di oggi in un prodotto/merce vero e proprio, e forse in qualcosa di più. Esistono, tra le altre, due tipologie di reti che vanno tenute in debita considerazione: la prima è certamente Internet, mentre l'altra (che potrebbe essere in uso nella vostra futura azienda) viene denominata Intranet; due punti simili, ma diversi, sulla scala della complessità di rete.

Entrambe si fondano sul medesimo concetto/assioma di 'computer networking', in grado, fin dall'opera prima ARPANET, di realizzare la condivisione di risorse e informazioni tra gruppi di computer collegati fra loro. Da quel primo esperimento sono passati cinquant'anni, ma come sappiamo il fattore-tempo nell'ambito delle tecnologie corre molto più velocemente rispetto a quello umano. Un avanzato set di hardware e software ha reso possibile la creazione di reti molto più estese e l'evoluzione della loro tecnologia e architettura verso una maggior complessità e sofisticazione, portandoci presto alla nascita di Internet.

Il principale punto di differenza fra queste due tipologie è che, mentre Intranet comporta la messa in rete di poche centinaia di computer (essendo una rete o connessione di più reti di computer privata/interna, il cui uso e accesso è limitato a un'organizzazione/impresa/ente e ai suoi dipendenti), Internet è una rete globale di svariati miliardi di computer, distribuiti in tutto il mondo.

Nonostante ciò, l'architettura di una rete Intranet è simile, in linea di principio, a quella di Internet. Entrambe utilizzano una struttura 'client-server' e le reti di trasferimento dati tramite i protocolli Internet (HTTP e FTP). Non è un caso, infatti, che Internet stessa sia nata in origine come una 'rete privata' (solo successivamente aperta al mondo), e che oggi l'Intranet venga definita una "Internet privata".

Esse divergono, sostanzialmente, per la grande differenza delle dimensioni e della complessità delle reti che supportano. Con miliardi di computer collegati, che continuamente scambiano/condividono/trasferiscono dati e informazioni fra loro, l'amministrazione di Internet risulta molto più complessa, poiché richiede una grande quantità di hardware di rete (soprattutto 'server control') e di 'routing', mentre una rete Intranet, ridotta esclusivamente a pochi computer, è ovviamente molto più facile da gestire (solitamente si appoggia su un unico server).

Un'altra importante differenza riguarda l'utilizzo che i 'client' fanno di queste due piattaforme di rete: Internet è una rete globale, che dispone di informazioni a livello mondiale e si pone come obiettivo la condivisione, mentre Intranet è costruita all'interno di un'organizzazione, ha un accesso controllato da un ID utente e password (non accessibili a chiunque all'esterno, ma solamente limitate alle 'workstation' aziendali), in modo che le sue risorse possano essere condivise solo dai dipendenti dell'impresa.

La maggior parte delle aziende moderne sta oggigiorno adottando la tecnologia di rete Intranet per i suoi vantaggi nel trattamento delle informazioni aziendali, essenziali per qualsiasi attività commerciale che voglia competere con la concorrenza ad alti livelli. I vari benefici, che Intranet è in grado di portare nel mondo degli affari, possono essere sinteticamente riassunti:

1) Comunicazione: Intranet è estremamente utile per la comunicazione e collaborazione tra i dipendenti, garantendo (se utilizzata correttamente) il funzionamento efficace di ogni organizzazione aziendale. Fornisce alle imprese strumenti di condivisione dati come gruppi di discussione, moduli Intranet e bacheche, che permettono di trasmettere e distribuire le informazioni o i documenti necessari tra i dipendenti dell'organizzazione. Promuove anche un'equa cultura aziendale nella visualizzazione delle informazioni, aiutando a mantenere la buona comunicazione tra i diversi dipartimenti e fornendo software di teleconferenza per la comunicazione interattiva all'interno dell'organizzazione. Ciò si traduce anche in una comunicazione semplificata e positiva tra i dipendenti e il 'livello superiore' dei manager, con conseguente motivazione dei primi (che si sentono partecipi e si riconoscono come parte importante della propria azienda).

2) Risparmio di tempo: Tutte le imprese conoscono l'importanza del 'fattore-tempo'. Utilizzando la tecnologia Intranet è possibile distribuire informazioni preziose tra i dipendenti in modo veloce ed efficiente. Intranet consente di risparmiare tempo grazie all'interattività, cioè alla possibilità per i dipendenti di accedere e scambiarsi le informazioni necessarie in qualsiasi momento, invece che dover inviare mail e attenderne le risposte.

3) Produttività: Un dipendente può accedere a tutti i dati da qualsiasi database dell'organizzazione, senza sprechi di tempo. Dipendenti che lavorano insieme allo sviluppo di progetti possono collaborare facilmente, garantendo risultati migliori e più rapidi.

4) Riduzione dei costi: Un vantaggio importante di Intranet è la sua convenienza. Supportando l'online publishing, sicuramente riduce i costi di stampa e distribuzione: tutti i documenti della società possono essere pubblicati attraverso l'Intranet utilizzando le pagine web, invece di spendere denaro per stampare i cartacei. Inoltre, Intranet riduce i costi anche per la formazione aziendale e la gestione amministrativa/operativa.

5) Ambiente digitale incorporato e distribuito: Intranet supporta la distribuzione attiva di informazioni memorizzate tramite tipi diversi tipi di sistemi operativi e computer, da cui i dipendenti possono accedere alle informazioni, muovendo da un basso costo delle funzionalità dell'architettura web.

6) Aumenta la collaborazione: Intranet consente di creare team di lavoro all'interno dell'organizzazione, sviluppando inoltre contenuti e strumenti come bacheche eventi, help desk, FAQ, handbook, ecc., che favoriscono la collaborazione tra i dipendenti.

7) Ricca di formati: Intranet permette ai dipendenti di visualizzare i documenti in varie applicazioni e formati (come video e audio), oltre a sfruttare alcuni programmi multimediali specifici che consentono di migliorare la comunicazione e condivisione delle informazioni molto velocemente.

A differenza di Internet, però, a causa soprattutto di una errata mentalità applicativa, Intranet manca spesse volte della 'diretta', dell'interattività e della qualità, necessarie per poterne sfruttare appieno le potenzialità. E' perciò necessario che le aziende comprendano il vero valore di queste reti e che investano parte delle loro risorse nello sviluppo della propria 'comunicazione interna', elemento fondamentale del buon funzionamento di qualsiasi impresa.

sabato 5 giugno 2010

Corso Alfonso 2010 - Here We Are!

Attendevo con gioia che

il nostro mitico Accursio

postasse questo video!

Lo aggiungo anch'io qui sul mio blog,

perché sia il ricordo più bello

di questi due mesi di corso!

Enjoy and have fun!

Here We Are...

Lezione 8 (4/6/2010)

Ultimo capitolo della 'saga alfonsiana', che ci ha accompagnato in questi ultimi due mesi dell'anno accademico. L'argomento di oggi è stata la 'comunicazione interna' di contesto aziendale, sviluppata (quando presente) attraverso il sistema Intranet.

L'Intranet è una rete o un raggruppamento di reti locali LAN (solitamente ad accesso ristretto), utilizzata da una organizzazione/ente/impresa per facilitare la comunicazione e l'accesso all'informazione al proprio interno. A volte il termine è riferito solo alla rete di servizi più visibile (il sistema di siti che formano uno spazio web interno), mentre in altre accezioni può essere inteso come il sistema di informazioni e servizi di utilità generale accessibili dalla rete interna.

E' in quest'ultima accezione/concezione che il sistema Intranet rivela il proprio enorme potenziale, disponibile per chi operi all'interno di un contesto aziendale. Sono tuttavia poche le realtà che utilizzano l'Intranet in modo corretto (ovvero con la giusta mentalità aperta-diretta-dinamica-interattiva), mentre la maggior parte la vede/intende/sfrutta solamente alla stregua di una mera 'agenda di lavoro' (come rubrica dei numeri interni, bacheca dove segnalare eventi, archivio di documenti, e poco altro). Per questo motivo la sua gestione viene affidata di norma a tecnici informatici, senza l'appoggio di una redazione di professionisti adibita allo sviluppo dei contenuti da inserirvi e alla creazione di nuovi codici di comportamento e linguaggio costruiti 'ad hoc'.

Il valore attuale della comunicazione attraverso Intranet è dunque pressoché nullo. Le sue funzionalità/strutture/layout sono del tutto simili a quelle di Internet (che era essa stessa partita come 'sistema interno' ai tempi di Arpanet) e partecipano della stessa 'logica di investimento' (principalmente come vetrina di immagini), ma si rivelano essere più brutte e di minore qualità per la mancanza della 'diretta' (della realtà del momento) e quindi del lavoro di codificazione che vi sta dietro, limitando il sistema a semplici informazioni e comunicazioni di servizio ad elevata staticità.

Tale situazione di 'vuoto', riguardante tanto le idee quanto le applicazioni pratiche (palliativi della quale sono attualmente rappresentati dagli investimenti per lo sviluppo di radio/tv interne), necessita pertanto di nuove figure professionali che si occupino di innovare e incentivare questo ambito comunicazionale, allo scopo di migliorare i flussi del lavoro d'impresa e migliorare il controllo-gestione-fruizione dell'informazione al suo interno, per spingerla verso il massimo delle sue possibilità. Occorre far capire alle aziende che "non esiste una buona comunicazione esterna senza una buona comunicazione interna"; che quest'ultima può portare loro un vantaggio economico, oltre che pratico-funzionale; che è quindi necessario implementare e sviluppare 'centri di comando' e 'motori di ricerca interni' (ancor più importanti che in Internet, data la specificità delle ricerche) adatti allo scopo.

Gli spazi per un possibile futuro professionale in questo ambito sono dunque (per ora) aperti, ma è importante essere consapevoli che, nella comunicazione in generale, possibilità ce ne saranno sempre. I nostri codici di linguaggio, infatti, cambiano con l'evolversi della tecnologia (es: lettera-fax-mail-social network, dal 'one to one' al 'one to many'), strumento di lavoro a tutto tondo e in continuo mutamento dettato dalla sua dinamicità. E' però necessario possedere una mentalità aperta, che "guardi avanti" e non rimanga fossilizzata sul presente di una sopravvivenza da conquistare e mantenere (le grandi imprese necessitano di coraggio).

Il tempo scorre, arriva l'ora di congedarsi. Il prof. Alfonso sfrutta gli ultimi minuti del suo corso per parlarci apertamente di questa esperienza vissuta insieme: dai nostri 'silenzi' in classe, al suo rammarico per essere stato "sfruttato poco" da noi, per la poca collegialità dei nostri blog, ma soprattutto per la mancanza di una "voglia di andare oltre" dovuta alla nostra cultura e impostazione mentale. Se leggerà vorrei dirgli che (almeno per me) passare, grazie a lui, dallo zero di partenza al mio livello attuale nella cura/conoscenza di questo strumento e di altri connessi è stato un ottimo modo per "svegliarmi fuori" e iniziare a prendere confidenza con certe realtà...e quindi di non preoccuparsi, perché questo nostro presente sarà solo l'inizio del nostro futuro...o almeno di quello del 10% di noi (ma in fondo Lei lo sa benissimo).

Si chiude con alcuni consigli pratici per il nostro domani:
1) "Quando studiate una nuova tecnologia non perdete il gusto di quelle vecchie" (i codici si evolvono, si rinnovano e si ripetono);
2) "Pensate sempre a come verrà utilizzato il prodotto del vostro lavoro" (con l'evoluzione delle tecnologie cambiano i modi di fruizione, il prossimo dei quali sarà la tridimensionalità di Internet);
3) "Il giornalismo evolve verso la multimedialità" (è necessario fondere i codici 'parola' e 'immagine' in un nuovo linguaggio, e ricordare l'importanza del 'fattore tempo');
4) "I vostri divertimenti di oggi possono diventare il vostro lavoro di domani" (o comunque farne parte e favorirlo).

Ringraziandoci per la nostra partecipazione al suo corso (dalla quale porterà con sé la voglia di fare ancora meglio il prossimo anno) e annunciandoci la sua futura dipartita dal Belpaese d'Italia (verso una destinazione ignota), il prof. Alfonso, professionista gentile, pone fine all'ultima lezione. Cala il sipario, scorrono i titoli di coda: l'ultimo applauso (bello perché spontaneo) è tutto per lui...

venerdì 4 giugno 2010

Ora che siamo qui...

2/11/2009: Nell'aula B del Polo Didattico in Borgo Carissimi inizia il corso di Storia delle Dottrine Politiche tenuto dal prof. Antonetti. La stanza straborda di studenti del primo anno di Scienze Politiche: fanno un baccano infernale, e forse si chiedono chi siano quelle persone a loro sconosciute, ma di certo più grandi di età, che si insediano poco per volta tra i banchi, formando gruppetti sparsi qua e là. Beh, quelle persone eravamo noi: reduci da un'estate passata a preparare gli ultimi esami e/o la Tesi (o il trasloco a Parma), non ancora laureati (alcuni) e già catapultati nel mondo Magistrale. Voci di corridoio dicono che la successiva lezione di Triani potrebbe non esistere. Mah...chissà dove siamo finiti?

Intermezzo: I giorni passano. Spostandomi dalla lezione di Triani a quella di Antonetti, sul Ponte di Mezzo ho incontrato un ragazzo che fa il mio corso: è un po' strambo ma simpatico (scoprirò tutto di lui solo più tardi e con una sola frase: "Se oggi ci fosse stato Antonetti, e non Raschi, avrebbe detto LLLOCKE!").

Facendo la strada tra l'Uni e la stazione, poi, ho chiaccherato con un certo Andrea di Piacenza (Crosali o Grosali, detto il Basetta...boh!): sembra un bravo homo, peccato solo che è interista (ma tanto anche quest'anno la Coppa se la scorda). Insieme a lui c'è anche un tal Matej, appassionato di sport. E poi c'è Accursio che si è lanciato nel mondo di Twitter!

Meno male, almeno inizio a conoscere qualcuno oltre alla Faby (per fortuna che c'è lei) e ai mitici Fede-Andrea-Gu (la cui laurea a dicembre era quotata 25 a 1 dai bookmakers, ma lui è andato contro ogni pronostico e gufata).

Poi è venuto il giorno della mia Laurea. Che strano: devo sostenere la discussione in quest'aula, ma pare che ci sarebbe dovuta essere la lezione di un certo Deriu. Infatti mi si avvicinano due ragazze (ciao Anna e Barbara!) che mi chiedono se c'è lezione, e io candidamente rispondo che mi spiace, ma per colpa della mia Tesi quel giorno erano venute lì per niente.

E poi venne la Tammaro e il suo lavoro di gruppo: le mie conoscenze si ampliano (ciao Giulia, Manu, Flavia e Gaia!), ma che figuraccia che ho fatto alla presentazione! Vabbè! Primi esami ok, poi subito il Truffo (e la mitica organizzazione del suo pre-appello fatta da 'Paperoga' Fochi), il Gava (che bello fare i servizi...per non parlare della presenza scenica e della dizione della Fede e di Marco, e delle idee incomprese perchè "troppo avanti" di super Vighi), la Bonora (grazie Fiore per aver fatto con me il lavoro sul Sacco, e grazie Sante per essere stato eletto...o nominato?) e infine Alfonso (grazie a tutti quelli che stanno leggendo). Ho conosciuto anche un caso "più unico che raro" di fiorentino doc che tifa Juve (ciao Giannotta!), e ho scoperto che Ida prende il mio stesso treno (è un piacere chiaccherare con lei durante il viaggio...ha ancora tante cose da dire e da fare!).

4/6/2010: Sono passati sette mesi da quel primo giorno. Gaspare è disperato per l'infortunio di 'Didi' Drogba (costato soldi e sudore), ma è fiducioso nel suo recupero in tempo per i Mondiali. E' già stato fissato il giorno della rivincita a calcetto perchè Guglielmo non sa perdere! Sono seduto dinanzi al computer, scrivo sul mio blog che fino a due mesi fa esisteva solo nella mia mente ("un giorno forse prima o poi lo farò" mi dicevo) e lo faccio rivolgendomi a Voi: una classe, un insieme di amici, ma soprattutto un Gruppo. Le 'avventure' di questi mesi mi hanno fatto crescere e maturare, culturalmente e caratterialmente. Ho imparato tante cose, ma una in particolare: il proprio cammino ognuno lo fa da sé, ma esperienze come quelle di questi giorni stupendi (lezioni, lavori di gruppo, esami, servizi, calcetto, FantaMondiali, tornei di PES) si possono vivere solo insieme...perché è bello così!

Mi ero seduto per scrivere il post sull'ultima lezione del corso e dell'anno...solo che mi siete venuti in mente Voi e le mani hanno viaggiato da sole sulla tastiera...spero non me ne vogliate...lo farò domani...

by Tuta

giovedì 3 giugno 2010

La 'mission' di alcuni siti aziendali

La mission di un'impresa, o più in generale di qualsiasi organizzazione, è il suo scopo ultimo, la giustificazione stessa della sua esistenza, e al tempo stesso ciò che la contraddistingue da tutte le altre.

Il mission statement ne è il 'manifesto', in molti casi analogo alla visione aziendale (vision statement). Tuttavia, a differenza di questo, tende a focalizzarsi più sul presente e a fornire una guida operativa. Mentre un mission statement costituisce una guida pratica all’azione dell'organizzazione, la funzione della visione aziendale è quella di 'ispirare' i soggetti coinvolti. In alcuni casi esso si riduce ad uno slogan, mentre in altri è più esaustivo, mettendo in evidenza le questioni di fondo relative all’organizzazione. In tal caso può essere visto anche come una sorta di strategia di lungo periodo.

Secondo alcuni un buon mission statement dovrebbe rispondere alle tre domande fondamentali: 1) Chi siamo? 2) Cosa vogliamo fare? 3) Perché lo facciamo?


Alcuni esempi di missione aziendale:

Nokia – "Mettendo in contatto le persone noi aiutiamo il soddisfacimento di un fondamentale bisogno umano di contatti e relazioni sociali. La Nokia costruisce ponti tra le persone - sia quando sono lontane che faccia-a-faccia - e colma il divario tra le persone e le informazioni di cui hanno bisogno." ("By connecting people, we help fulfill a fundamental human need for social connections and contact. Nokia builds bridges between people – both when they are far apart and face-to-face – and also bridges the gap between people and the information they need.")

Walt Disney – "Rendere felici le persone" ("To make people happy")

Wal-Mart – "Dare alla gente comune la possibilità di acquistare le stesse cose dei ricchi" ("To give ordinary folk the chance to buy the same thing as rich people.")

McDonald's – "Far leva sulle capacità, i punti di forza e le risorse uniche della nostra diversità per essere il migliore fast food del mondo" ("To leverage the unique talents, strengths and assets of our diversity in order to be the World's best quick service restaurant experience.")

CIA - "Noi siamo gli occhi e le orecchie della nazione e, a volte, la sua mano invisibile. Compiamo questa missione: raccogliendo informazioni segrete rilevanti;fornendo analisi rilevanti, tempestive e obiettive;conducendo azioni segrete sotto la direzione del Presidente al fine di prevenire le minacce e raggiungere gli obiettivi politici degli Stati Uniti."

FedEx – "FedEx si affida alla nostra filosofia del profitto al servizio delle persone. Noi otterremo eccellenti rendimenti finanziari fornendo un servizio di trasporto terra-aria globale, competitivo e totalmente affidabile, avente ad oggetto beni e documenti ad alta priorità che necessitano di una consegna rapida e tempestiva." ("FedEx is committed to our People-Service-Profit Philosophy. We will produce outstanding financial returns by providing totally reliable, competitively superior, global, air-ground transportation of high-priority goods and documents that require rapid, time-certain delivery").

Giovanni Rana - "Oggi il Pastificio Rana è leader incontrastato nel mercato della pasta fresca in Europa, ha raggiunto questo importante traguardo perseguendo la continua innovazione, la qualità superiore e affermando la forza di un marchio che nel corso dei decenni ha saputo conquistare la fiducia di milioni di consumatori.Continui investimenti in tecnologia e nell'area della ricerca e sviluppo, continua innovazione di prodotto, cultura completamente orientata alla genuinità ed alla qualità; questi sono alcuni dei fattori vincenti che uniti ad una politica marketing che ha fatto scuola nel mondo dei media hanno contribuito al suo successo.L'intuizione di Giovanni Rana nel proporsi come primo garante dei suoi prodotti, le campagne di comunicazione dedicate ad ogni Paese, il progetto comunicativo avviato una quindicina di anni fa, hanno reso campioni di notorietà Pastificio Rana ed il suo fondatore.Il sogno realizzato da Giovanni Rana è ora una realtà europea che intende consolidarsi nel mondo secondo un modello che l’Amministratore Delegato Gian Luca Rana ama definire di "multinazionale tascabile": una grande azienda, l'unica nel settore presente a livello internazionale, orientata a qualità, tecnologia e sviluppo che non perde di vista i propri valori tradizionali, tra i quali spicca la centralità delle risorse umane, vero e proprio capitale intellettuale dell'azienda".

Ferrero - "Qualità elevatissima, cura artigianale, freschezza del prodotto, accurata selezione delle migliori materie prime, rispetto e considerazione del cliente: ecco le “parole chiave” e i valori Ferrero, che hanno reso note e apprezzate da milioni di consumatori le specialità dolciarie prodotte nel mondo. Prodotti frutto di idee innovative, quindi spesso inimitabili pur essendo di larghissima diffusione, entrati a far parte della storia del costume di molti paesi, dove sono a volte considerati autentiche icone. Ferrero è anche attenzione alla sicurezza alimentare, all’ambiente, al sociale, alle comunità locali in cui opera, alle proprie risorse umane. Oggi molti dei prodotti Ferrero sono “globali”, venduti dovunque. Ferrero è divenuto il quarto gruppo dolciario più importante del mondo. Ma la sua particolarità è il suo essere “glocal” (pensare globale, agire locale), cioè una azienda insieme globale e locale, attenta allo sviluppo internazionale, ma anche al suo rapporto con il territorio. Al centro dell’impegno quotidiano da sempre sta il consumatore. Un rapporto di fiducia fatto di conoscenza, esperienza, “feeling” e intuizione, un meccanismo di fedeltà reciproco e duraturo è ciò che lega Ferrero ai propri consumatori, indice dell’attenzione alle loro esigenze, elemento chiave del successo dell’azienda".

A conclusione va comunque detto che i concetti sopra delineati non hanno definizioni chiare e vengono utilizzati spesso in sensi diversi. Quella esposta è soltanto la definizione desunta dal loro utilizzo nella maggioranza dei casi.

(grazie a Fochi Cabaret e Manuela Ruzzi per le interessanti analisi che ho qui riportato)

mercoledì 2 giugno 2010

Un piccolo grande Amore...

"Un altro video fatto da me!

Dedicato a tutti gli innamorati

e a tutti quelli che sognano

l'anima gemella..."

martedì 1 giugno 2010

L'arte/potere del montaggio: e l'etica?

Il montaggio video è un processo mediante il quale sequenze di riprese video possono essere modificate a piacimento, con l'aggiunta eventuale di effetti speciali e tracce sonore. Lo scopo è quello di comunicare in modo più appropriato il messaggio contenuto nella ripresa video, ed è per questo motivo che il montaggio può essere considerato alla stregua di una forma d'arte.

L'espressione montaggio video (in inglese video editing) è in realtà ambigua. Occorre infatti distinguere questo ambito in due diverse tipologie: 1) Linear video editing (Modifica lineare di video), effettuata attraverso VCR recorder con procedimento analogico; 2) Non-linear video editing (Modifica non lineare di video) effettuato attraverso software con procedimento digitale.

Il non-linear editing (NLE), in particolare, consiste nell'acquisire sequenze video, immagini e suoni attraverso processi di digitalizzazione, e nell'elaborarli sul computer anziché operare direttamente sulle fonti originali (linear editing). L'acquisizione dei flussi video e audio avviene attraverso la memorizzazione di tutto il materiale su Hard Disk attraverso specifici codec di tipo lossless (che non comportano perdita di qualità generando una copia perfetta dell'originale) o lossy (che utilizzano algoritmi di compressione per generare file di ridotte dimensioni).

Ne consegue che le successive elaborazioni e modifiche possono essere eseguite senza limiti (ogni elemento può essere spostato, modificato e rieditato a piacimento, poiché i software NLE gestiscono il materiale audio e video come dati digitali indipendenti) e senza alcun rischio di degrado di qualità (al contrario di quanto succede nel montaggio lineare).

Conclusa questa dovuta parentesi tecnica (mi scuso con chi già conosceva questi concetti per averli studiati in vista dell'esame Gavazzoli), passo a porre la questione 'portante' su cui si centra questo post (ben esemplificata dal video introduttivo dedicato al mitico Homer): è giusto che un 'manipolatore' possa agire a suo piacimento nella resa dei servizi tv?

E' vero, si dirà, che il montaggio è assolutamente necessario allo scopo di rendere il prodotto efficace e gradevole per la fruizione televisiva. Chi però, come me, ha partecipato alla creazione dei nostri servizi (che potete visionare qui) si è potuto accorgere con evidenza di quanto questa possibilità possa diventare un potere pericoloso se utilizzata con 'cattive intenzioni'. In barba a qualsiasi codice etico e deontologico è in pratica possibile far dire a chiunque quello che si vuole.

Certo, ormai non siamo più nell'epoca delle teorie sulle masse inconsciamente manipolate dall'alto, eppure sono tuttora ben presenti le voci di chi protesta contro un'informazione che "si piega" agli interessi di "chi paga" le persone che la fanno (uomini e donne che gli editori stessi hanno assunto e adibito a quei ruoli). In fondo è risaputo che la maggior parte delle persone va a votare sapendo solo quello che viene detto in tv, per non parlare dell'incidenza dei messaggi pubblicitari (se ben fatti) sulle abitudini di spesa e sulle mode d'acquisto.

Questi naturalmente sono solo alcuni dei molti esempi che si possono fare. Quello che però vorrei chiedervi io qui, sull'onda della polemica Busi-Minzolini (con susseguente uscita dal Tg1 della anchorwoman), è: nel caso ipotetico in cui vi trovaste a "dover scrivere o descrivere un fatto nel modo richiesto dai vostri capi, che è quello richiesto dalla linea editoriale, che è dettata dagli sponsor", come vi comportereste?

Come dite? E' logico che nel campo dell'informazione funzioni così, ovunque tu vada e per chiunque tu lavori, perché è tutto un 'gioco delle parti' come ci hanno descritto i nostri prof? Mmmm...ok...ma allora mi chiedo, noi che ci stiamo a fare? Per voi cambio domanda: siete pronti a rinunciare alla vostra 'libertà' per sopravvivere in questo mondo?